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La parola ai coworker: intervista a Luigi Piterà e Mauro Mazzoli, dopo 5/6 anni di Torino Coworking Center!

Cinque o sei anni nello stesso Coworking non sono una coincidenza: sono una scelta.

In questa intervista diamo voce a due professionisti che hanno visto crescere il Torino Coworking Center fin dagli inizi, attraversando cambiamenti, pandemia e nuove abitudini di lavoro.

Le loro risposte raccontano cosa significa lavorare ogni giorno in uno spazio condiviso di qualità: servizi, relazioni, concentrazione, ma anche ironia e amicizie nate quasi per caso.

Uno sguardo autentico su come il Coworking diventa, nel tempo, molto più di un semplice luogo dove lavorare.

Luigi, Mauro: Grazie per la vostra disponibilità e generosità nel condividere – oltre a tante giornate di lavoro – anche le vostre impressioni!

1.

Luigi, Mauro… prima di tutto, desideriamo conoscervi: potete dirci due parole sulla vostra attività lavorativa?

LUIGI PITERÀ: Sono un Geometra abilitato alla libera professione dal 2008 e dopo diversi anni in cui ho affiancato un Geometra Senior, prima come praticante e poi come collaboratore, sono tuttora collaboratore esterno di due importanti Aziende nel campo della pre-sagomatura di ferro tondino per cemento armato.

Gestisco dal punto di vista tecnico e produttivo la commessa che mi viene affidata dall’inizio del cantiere fino alla sua conclusione.

MAURO MAZZOLI: Dopo aver conseguito il diploma di perito in elettronica, ho sempre lavorato nel campo dell’induzione elettromagnetica utilizzata per il riscaldo di materiali ferrosi, quindi tutti i trattamenti termici per riscaldi, fusioni, brasature etc..

In seguito ho cominciato a lavorare, sempre nel campo dell’induzione, nella saldatura tubi in acciaio. Questa attività mi ha permesso di viaggiare, per molti anni,  intorno al mondo per installazioni e riparazioni di apparecchiature elettroniche di potenza.
Nel 2018 sono passato all’area vendite della mia azienda norvegese, e mi occupo di promuovere, vendere, e mantenere impianti di saldatura tubo nel mercato Italiano.

2.

Da quanto tempo siete al Torino Coworking Center? 

LUIGI: Sono presente al Torino Coworking Center da Gennaio 2020, primi giorni di apertura del centro.

MAURO: Io sono al Torino Coworking Center dal 01/01/2021.

3.

Com’è avvenuta la decisione di iniziare a lavorare negli spazi del TCC?
Rispetto alla soluzione precedente, cosa vi ha convinto a scegliere il Coworking torinese di via Pinerolo 16?

LUIGI: L’idea di spostarmi al TCC, dopo 10 lunghi anni di smart working a casa, è stata una decisione di coppia.
La mia fidanzata di allora non ne poteva più di avermi in casa tra telefonate e sfuriate varie con i clienti e mi ha “gentilmente” aiutato a cercare uno spazio esterno. 

Dopo una lunga ricerca e valutato varie soluzioni sono arrivato al TCC. Il centro aveva appena aperto e l’open space era completamente vuoto. 

Sicuramente un centro che pensa a tutto come le pulizie, connessione internet, ricezione pacchi, vicinanza con l’abitazione (che nel frattempo è cambiata), un buon rapporto qualità/prezzo e il fatto che fosse nuovo, appena aperto, ha fatto si che lo scegliessi.

MAURO: La scelta di utilizzare un Coworking è stata dettata dal fatto che essendo l’unico dipendente in Torino, la soluzione migliore e più economica, era di utilizzare un’area condivisa, che mi desse l’opportunità di avere un servizio “tutto compreso”, e la possibilità di ricevere e spedire pacchi attraverso la reception.

Ho avuto una precedente esperienza di Coworking presso un’altra struttura fuori Torino, ma la scelta del TCC è stata fatta per questioni di minore distanza dalla mia abitazione, e, in misura minore, per questione economica.

Inoltre, al TCC, c’era la possibilità di avere un ufficio singolo, ma a stretto contatto con la zona open space, dove ci sono altre persone con cui condividere idee, pranzo e momenti di svago.

In pratica c’è la possibilità di avere un rapporto umano con altre persone, cosa non ottenibile lavorando da casa.

4.

Le vostre rispettive scelte, in fatto di spazi, sono diverse: postazione scrivania in open space per Luigi, ufficio per Mauro.
Trovate che questo comporti uno “spirito Coworking” diverso, oppure a livello di relazioni e contatti non è importante avere una porta d’ufficio tra voi?

LUIGI: In open space sicuramente no.

Gli uffici presenti al nostro piano, con pareti vetrate, non hanno implicato “distanze” tra noi né hanno creato problemi nella socializzazione. Credo,  invece, che la soluzione al piano terra sia diversa proprio perché ognuno è chiuso al proprio interno di uffici in muratura e sia più complicato vedersi e parlare. È sicuramente un piano con meno connotazione da Coworking.

MAURO: Come dicevo poc’anzi, per me l’ufficio era necessario perché avevo numerosi strumenti, abiti da lavoro, documentazione, ma la porta del mio ufficio è chiusa solamente quando ho call con i miei colleghi (soprattutto per cercare di non far sentire quanto il mio inglese sia terribile……), quindi no, non penso che gli uffici siano una barriera per i rapporti interpersonali.

5.

Conoscete TCC praticamente dagli inizi, ci accompagnate con la vostra preferenza da anni… avete visto questo posto crescere da un unico open space a 1.400 mq su più piani: avete contatti con le persone che si trovano nelle altre zone del Coworking? 

LUIGI: Si diverse.

Al piano terra spesso passiamo per un caffè durante la pausa pranzo con un agenzia di comunicazione creativa che abbiamo conosciuto quando si trovavano al secondo piano. In cortile ci si saluta con altre persone che ormai si riconoscono dopo tanti anni e si scambiano due parole.

MAURO: Si, abbiamo, conosciuto nel tempo altri coworkers, soprattutto nei momenti in cui ci si trova tutti insieme (Natale, Pasqua, feste comandate) in occasione di parties all’interno della struttura od anche solo nella pausa caffè, poi dopo anni che ci si vede viene naturale salutarsi e scambiare quattro parole. 

6.

Come sono stati questi anni di Coworking… ricordando anche i momenti della pandemia, che abbiamo superato insieme?… E per il futuro, cosa prevedete?

LUIGI: Io racconto sempre che ho impiegato 10 anni per uscire dalla comfort zone della casa e poi dopo 3 mesi di nuova collocazione al TCC sono ritornato a casa per via della chiusura del centro nel primo periodo pandemico. Un segnale? Mah… 😂

Con la direzione del TCC ho sempre avuto un confronto diretto e schietto. Ho sempre fatto i complimenti per come hanno saputo re-inventarsi nel mondo lavorativo (conoscendo anche un pochino la loro storia precedente) e anche per aver creato una soluzione del genere senza aver avuto esperienze simili in passato.

Credo, però,  che serva ora dopo il giusto periodo di rodaggio una direzione più lineare e precisa. Il TCC cosa vuole fare da grande? Coworking al 100% con le sue caratteristiche peculiarie e principali o edificio votato più alla gestione di uffici, separati e indipendenti?

MAURO: Io ho vissuto il periodo di chiusura per Covid dopo poche settimane dal mio arrivo, quindi l’obbligo di lavorare da casa mi ha un po’ pesato.

Per il futuro mio: la giusta pensione a breve. Per il Coworking, visti anche gli scambi di opinione con altri coworker, auguro loro la possibilità di effettuare un ulteriore step in avanti. Dopo aver stabilizzato l’attività, è forse ora di essere più Coworking, sviluppando le possibilità di interagire tra le varie attività e le persone al proprio interno, promuovendo anche momenti di “comunione” magari anche organizzando qualche uscita collettiva, per un aperitivo, cena etc.

7.

Voi non vi conoscevate prima di incontrarvi al Cowo… ora è evidente, dal vostro buonumore, che c’è una certa complice amicizia. 
Come si è sviluppata?

LUIGI: Quando ho visto per la prima volta entrare Mauro in openspace portando diversi monitor, 2 stampanti, numerose borse, una macchina del caffe e ben 3 armadi mi sono domandato se avesse chiesto anche il cambio di residenza 😂

Scherzi a parte, la nostra amicizia è nata giorno dopo giorno senza forzature di alcun tipo.

Io ggggiovane e lui meno ggggiovane ci siamo ritrovati a parlare di un pò di tutto e a conoscerci meglio.

È nata così anche qualche uscita con altri coworker o addirittura in coppia con le nostre partner. Siamo due persone aperte e rispettose ma determinate.

MAURO: Ad inizio 2021 ero il terzo coworker nei locali, gli altri due ragazzi presenti erano Luigi ed un dipendente Italgas.

Entrambi molto socievoli e disponibili, mi hanno accettato molto facilmente ed è subito nato un certo feeling.

Purtroppo, dopo il Covid, Italgas ha richiamato i dipendenti in sede, ed è rimasto Luigi. Quindi per alcuni mesi siamo rimasti noi due, ed abbiamo instaurato una bella amicizia che ci conduce a volte ad uscire con le nostre mogli/compagne ed a condividere molti momenti insieme, sia all’interno che all’esterno della struttura TCC.

Diciamo che Luigi è moooolto più serio di me, io forse, a dispetto dell’età, sono più caciarone, ma ci compensiamo molto bene… sì direi che è nata una bella amicizia.

8.

Infine: giù la maschera!
Luigi: qual è il miglior difetto di Mauro?
Mauro: qual è il miglior difetto di Luigi?

LUIGI: Il miglior difetto di Mauro, come visto l’altro giorno all’intervista online, è che pronti partenza via… parte per la tangente e devi fermarlo in qualche modo.

L’altro giorno si sarebbe fatto l’intervista da solo. Intervistatore Mauro che dialoga con l’intervistato Mauro 😂 Sicuramente non ti annoi a parlare con lui …

MAURO: Qui il problema nasce nello scegliere il migliore tra tanti……

Forse la pignoleria? E’ molto ordinato ed attento, forse anche per il lavoro che fa (deve poi solo fare due calcoli su lunghezze e curvature tondini che il pc fa per lui…).

A prima vista sembra un po’ burbero (io lo chiamo atteggiamento malmostoso) ma ha la capacità, dopo averci scambiato due parole, di ritornare il Luigi di sempre, informato su tanti argomenti e sempre molto disponibile.


Le storie di Luigi e Mauro mostrano con semplicità ciò che spesso si dimentica quando si parla di spazi di lavoro: non sono solo metri quadrati, scrivanie o uffici, ma ambienti che influenzano abitudini, relazioni e qualità delle giornate.

Anni di presenza continuativa, feedback sinceri, momenti condivisi e perfino un’amicizia nata tra una pausa caffè e una call raccontano meglio di qualsiasi brochure cosa significhi vivere un Coworking nel tempo.

Il Torino Coworking Center cresce insieme alle persone che lo scelgono: ed è proprio questa continuità, fatta di professionalità e umanità, a rendere ogni testimonianza un piccolo pezzo di storia comune.

Contattaci ora, se anche tu vuoi lavorare, a Torino, in un ambiente che dà valore anche alle relazioni, oltre che alla qualità del servizio!