Marta Buzzatti

Intervista a Marta Buzzatti, Presidente dell’associazione CISV, da due anni al Torino Coworking Center.

CISV è un’organizzazione non profit con oltre sessant’anni di storia, attiva nella cooperazione internazionale, nell’accoglienza e nell’educazione alla cittadinanza globale.

Da due anni ha scelto Torino Coworking Center come nuova sede operativa cittadina.

Abbiamo intervistato Marta, Presidente di CISV, per farci raccontare questa realtà fatta di impegno quotidiano, valori forti e capacità di adattamento, anche negli spazi.

1.

Marta buongiorno! Come è giusto fare, presentiamoci, ti va?
Siamo curiosi di conoscere te e il tuo magnifico lavoro, ma cominciamo dall’inizio!

L’inizio è il 1961, le nostre radici come ONG e Onlus risalgono a quell’epoca.
Oggi siamo presenti in 11 Paesi del mondo tra Italia, Africa e America Latina.

Siamo un Ente del Terzo Settore che si occupa di cooperazione internazionale, educazione alla cittadinanza globale e accoglienza migranti.

Io lavoro in CISV da più di 20 anni, dapprima come Responsabile Comunicazione e Fundraising e ora come Presidente, occupandomi dell’aspetto politico-relazionale dell’ente, della sua sostenibilità e dell’organizzazione.

2.

Il tuo lavoro ha tutta l’aria di qualcosa di importante, e ricco di valori.
Ci puoi parlare un po’ di più di cosa fate con CISV, a Torino e nel mondo?

Fare cooperazione internazionale è un lavoro complesso, significa fare tante cose diverse, in ambiti differenti, tutte riconducibili alla solidarietà in senso lato.

A Torino ad esempio, ma anche nel territorio di Ivrea e a Cagliari, lavoriamo nelle scuole, con gli insegnanti, i ragazzi e le ragazze, i genitori e le famiglie sui temi del cambiamento climatico, delle migrazioni, dell’intercultura, formando, educando e accompagnando soprattutto le giovani generazioni.

Sempre a Torino abbiamo due case di accoglienza per donne e bambini rifugiati, che seguiamo nel percorso di integrazione, oltre a dare loro sostegno abitativo, psicologico, legale, sociale e nella ricerca di una casa e un lavoro post-accoglienza.

Nel mondo, la lotta per il rispetto dei diritti umani, soprattutto per le minoranze in America Latina, la lotta contro la violenza di genere in Guatemala e tutte le attività che sostengono lo sviluppo economico e sociale sostenibile nell’Africa sub-sahariana sono i nostri ambiti di intervento: ambiente, agricoltura e sicurezza alimentare, formazione professionale e imprenditoria sociale, lotta alla malnutrizione infantile…

3.

La C di CISV significa “Comunità”… è qualcosa che si avvicina alla C di Coworking?
Si sa che i buoni Coworking sono quelli che, oltre a offrire validi servizi, sanno anche essere una comunità!

La C è il nostro tratto distintivo, lo intendiamo in senso ampio, proprio a partire da chi decide di vivere insieme condividendo spazi, tempo, risorse economiche per un fine comune, a chi si sente comunità perché condivide un impegno di volontariato, a chi è comunità “solo” per un’adesione valoriale, condividendo i valori di pace, solidarietà, stile di vita sostenibili, rispetto reciproco, giustizia sociale.

Anche le persone con cui lavoriamo in Italia e nel mondo sono parte della nostra Comunità, così come le organizzazioni della società civile che sono i nostri primi interlocutori nei progetti di sviluppo che realizziamo.

Certamente il concetto è simile, ma occorre poterlo declinare in un Coworking, senza che venga limitato al lavoro (working) ma cercando di sviluppare e coltivare un’attitudine alla relazione umana al di là dell’etichetta e del ruolo di lavoratore o lavoratrice.

Sono le persone a fare la differenza all’interno dei luoghi che abitano.

4.

La scelta del Coworking è stata meditata a lungo o presa in poco tempo?
Cercavate espressamente uno spazio condiviso, oppure…?

Non subito.

Abituati a stare da soli nella nostra sede – seppur aperti ad ospitare persone nella parte della casa CISV dedicata proprio ad accogliere – abbiamo dapprima cercato una sede alternativa, poi ad un certo punto ho pensato ad un Coworking e più esploravo, più mi piaceva l’idea che entrassimo in una situazione altra e ci misurassimo con la novità.

5.

Al vostro ingresso al Torino Coworking Center, due anni fa, tu e il tuo team (che consiste di ben 20 persone) avete affrontato un cambiamento “esistenziale”, passando da una sede di tipo residenziale sulle colline alle porte di Torino a un ambiente 100% metropolitano.
Che significato ha avuto per voi questo cambio di atmosfera lavorativa?

Il quartiere Aurora, e quello limitrofo di Barriera di Milano, non ci sono estranei, anzi.

Lavoriamo nelle periferie da sempre, proprio in questa zona della città, e le nostre case di accoglienza sono proprio qui.
Venire tutti i giorni, cambiare abitudini quotidiane, vivere la città è stato ed è diverso, però è un buon esperimento.

Sicuramente ci manca il verde, eravamo abituati bene, nella sede avevamo anche sviluppato un orto comunitario e abbiamo tante idee in testa sull’uso collettivo degli spazi verdi della parte collinare della città.

6.

E invece, per quanto riguarda la quotidianità: passare da una sede propria, esclusiva, a uno spazio condiviso con altri, che effetto ha prodotto in voi?

Sono cambiate alcune dinamiche interne, organizzative, soprattutto perché qui gli spazi sono più limitati, siamo passati da una casa, seppur poco funzionale per essere adibita ad uffici, a poche stanze-ufficio, su cui turnare.

Qualche scossone all’inizio c’è stato, cambiare abitudini non è stato facile, ma abbiamo dimostrato un grosso spirito di adattamento, una grande capacità di ascoltare le esigenze degli altri e soprassedere sui piccoli fastidi.

Qui gli uffici che occupiamo sono di tutti, appunto condivisi, la scrivania e il pc non sono ad uso esclusivo, tranne in alcuni casi, e questo aiuta a comprendere davvero quali possono essere le modalità migliori per la convivenza.

Diciamo che, pur non essendo una start up che si occupa di trasformazione digitale, siamo bravi a essere flessibili e smaterializzati.
Abbiamo imparato nuovi modi per convivere in spazi diversi, o meglio abbiamo avuto conferma che nel nostro dna c’è la collaborazione, quella vera.

7.

I Coworking sono luoghi di incontro: una non-profit come la vostra entra a contatto con aziende di tipo diverso, magari commerciali o addirittura industriali: com’è questa contaminazione?

All’inizio ci si è studiati un po’ a distanza, poi appunto credo che siamo stati in grado, noi e gli altri naturalmente, di rapportarci prima di tutto come persone, più che come aziende o con il ruolo ricoperto nel posto di lavoro.

Ci piacerebbe sapere come ci vedono gli altri, se siamo degli strani animali da studiare, “noi delle ong”.
Purtroppo i ritmi di lavoro consentono pochi momenti di contatto e di condivisione. Tradizionalmente la macchina del caffè fa da catalizzatore delle chiacchiere da bar appunto, ma ci sono poche altre occasioni per entrare davvero in contatto.

8.

Da un punto di vista di costi/benefici, qual è il vostro giudizio dell’esperienza Coworking, ad oggi?

Positivo, anche se ci piacerebbe poter lavorare un po’ meno allo stretto, senza dover ricorrere al lavoro a distanza per non affollare troppo gli uffici o dover uscire quando tutti in ufficio siamo impegnati in call diverse.

Gli “spazi extra” sono un bene prezioso, soprattutto quando il lavoro è davvero richiedente in termini di ore spese e di impegno su temi sociali davvero complessi.

L’equilibrio economico per noi è sostanziale, essendo una realtà no profit, pertanto non ci rispecchia lo spreco neanche in termini di spazio occupato: meglio un ufficio in meno e dedicare risorse a un progetto in più!

9.

Prendiamo questa intervista come un punto di partenza: volendo approfondire meglio il vostro lavoro, quali sono i contatti da prendere?

Ci fa piacere se le persone che leggeranno questa intervista volessero approfondire la conoscenza delle cose che facciamo, perché vanno a beneficio della collettività, dato che ci occupiamo di persone e del mondo.

Abbiamo appena pubblicato il nostro Bilancio Sociale 2024, proprio per raccontare cosa facciamo e come lo facciamo, scaricabile gratuitamente.

Siamo presenti sui social e ci piacerebbe che ci seguiste:

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Il nostro sito, invece, è www.cisvto.org: da qui è possibile iscriversi alla nostra newsletter, che una volta al mese racconta quello che facciamo (eventi, incontri, occasioni di coinvolgimento, notizie).

È anche possibile fare volontariato con noi, basta scrivere qui, mentre per qualsiasi altra informazione o curiosità, si può inviare una mail a segreteria@cisvto.org.

10.

E nel caso in cui qualcuno, ora che conosce quanto è meritoria la vostra azione, desiderasse contribuire alla vostra raccolta fondi?
Ricordiamo infatti ai nostri lettori che CISV è una realtà non-profit riconosciuta dal Ministero degli Esteri italiano che opera con bilancio trasparente e pubblico.

Sì, la nostra sostenibilità è fondamentale per portare avanti le attività che facciamo e stare accanto alle persone nel mondo che vivono situazioni difficili, pertanto ogni donazione è importante.

👉 È possibile donare dal nostro sito qui 👈

Proprio in questo momento dell’anno è possibile anche donare il 5×1000, che a chi firma non costa nulla e per noi è un grande aiuto: il codice fiscale CISV è 80101280016 e qui ci sono tutte le informazioni per firmare compilando la dichiarazione dei redditi.

Siamo a disposizione per raccontare a cosa servono i fondi e le donazioni, scrivendo a promozione@cisvto.org.

Vi ringrazio molto per avermi dato l’opportunità di far conoscere la nostra associazione, abbiamo bisogno di farci conoscere e vi accoglieremo sempre come benvenuti e benvenute… nella nostra Comunità!

Ancora grazie a te, Marta!

È bello sapere che, anche solo per un tratto, il nostro Coworking possa avere un piccolo ruolo in una missione così importante.

Buon proseguimento, CISV!